IVA in 398: come si calcola correttamente?

IVA in 398: come si calcola correttamente?

Questa volta vogliamo toccare un argomento apparentemente semplice: il calcolo dell’IVA che le associazioni in opzione 398/91 devono versare per i loro incassi di natura commerciale.

Com’è noto, le associazioni hanno opportunità di avere incassi esenti da tassazione per le attività istituzionali affiancati da incassi soggetti ad IVA per le attività commerciali quali somministrazione, servizi prestati a clienti, vendita di beni o altro.
Per la componente commerciale, oltre al regime ordinario, la legge 398/91 consente un regime forfettario e semplificato con molti vantaggi gestionali che non andremo a toccare oggi e che abbiamo accennato in un precedente articolo.

Oggi vogliamo spiegarvi come fare da soli un passaggio spesso delegato al consulente.

Primo chiarimento: i valori in campo

Capiamo bene, visto che molti potrebbero cadere in confusione, quali sono i diversi valori contabili in ballo e la corretta terminologia da utilizzare:

  • Imponibile – importo sul quale si calcola l’IVA, per ottenere il prezzo finale al cliente;
  • IVA – è un’imposta sui consumi, riscossa  nelle varie fasi di produzione e distribuzione di un bene o di un servizio, con varie percentuali (4, 10, 22).
  • Prezzo totale – importo dovuto dal cliente per il prodotto o servizio, composto da imponibile+IVA.

Quando acquistate un prodotto pagate un “prezzo finale” che è il risultato di “imponibile”+”IVA”.

Qual è il giusto metodo?

Le associazioni in 398 devono fare il calcolo IVA in virtù della normativa forfettaria ex Art. 74 comma 6 della legge Iva (DPR 633/72): non esistono calcoli di IVA a credito e debito, le spese sostenute dalla ASD in 398 non si scaricano!

Partendo dalla somma dei “prezzi finali” incassati, bisognerà ottenere il valore di imposta attraverso l’operazione di scorporo: ad esempio su un incasso di euro 1’100,00 per somministrazione (IVA 10%) si avrà imponibile di euro 1’000,00 e IVA di euro 100,00 mentre, se fossero incassi per sponsorizzazione di euro 1’220,00 (IVA 22%) si otterrebbero euro 1’000,00 più euro 220,00.
Ti sembra difficile? se vai su https://calcoloiva.com potrai calcolare tutto in un attimo.

Ottenuti tutti gli importi di IVA si dovranno dividere a metà oppure ridurre ad 1/3 a seconda che siano proventi conseguiti nell’esercizio di attività commerciali generiche (ad es. pubblicità, sponsorizzazioni, prestazioni di servizi, biglietti per spettacoli) oppure derivino da cessione o concessione di diritti televisivi o radiofonici.

Nei casi sopracitati, partendo da un incasso di euro 1’100,00 per somministrazione, ottenuti euro 100,00 di valore IVA 10%,  bisognerà versarne il 50%, quindi €50,00. Gli incassi per sponsorizzazione producono un valore IVA 22% di euro 220,00 ed un importo da versare di € 110,00.

In caso di errori?

Se l’errore porta a versare meno IVA del dovuto le sanzioni sono le seguenti: dal 90% al 180% della maggiore imposta dovuta, la sanzione è aumentata della metà quando la violazione è realizzata mediante l’utilizzo di documentazione falsa o per operazioni inesistenti, mediante artifici o raggiri, condotte simulatorie o fraudolente, mentre è ridotta di 1/3 quando la maggiore imposta o il minor credito accertati sono complessivamente inferiori al 300% dell’imposta e del credito dichiarati e comunque complessivamente inferiori a 30.000 €. Se vi foste accorti dell’errore, prima di una verifica, potreste provvedere ad un ravvedimento operoso usufruendo di minori percentuali di interessi e sanzioni.

Ancora dubbi?

A conferma di quanto scriviamo vi mostriamo una slide del dott. Paolo Farinon, ricercatore dell’Università di Verona con un brillante CV, dove spiega chiaramente il giusto calcolo IVA in opzione 398 partendo dai proventi (ovvero gli imponibili).

slide Iva e 398

N.B. La slide è del 10/5/2012, precedente all’aumento dell’aliquota ordinaria al 22% del 1° ottobre 2013 nonché al D. Lgs. 175/2014 (c.d. decreto semplificazioni) che ha parificato dal 1° gennaio 2015 le sponsorizzazioni alle pubblicità, portando la detrazione forfettaria dal 10% al 50%. Ne consegue che i calcoli non sono corretti per l’attuale normativa anche se il metodo resta valido.

Aliquote IVA in Italia

Esistono tre aliquote Iva in vigore in Italia:

  • 4 per cento (aliquota minima), applicata ad esempio alle vendite di generi di prima necessità (alimentari, stampa quotidiana o periodica, ecc.);​
  • 10 per cento (aliquota ridotta), applicata ai servizi turistici (alberghi, bar, ristoranti e altri prodotti turistici), a determinati prodotti alimentari e particolari operazioni di recupero edilizio;​
  • 22 per cento (aliquota ordinaria), da applicare in tutti i casi in cui la normativa non prevede una delle due aliquote precedenti.​

Qui trovate tutte le aliquote in ordine alfabetico.

Ancora una volta abbiamo chiarito definitivamente come operare correttamente nell’intricato mondo del No Profit.
Per ogni richiesta di aiuto: asdfiscosicuro@gmail.com
Se vuoi commenta liberamente qui sotto!

2 commenti su “IVA in 398: come si calcola correttamente?”

  1. Salve, devo chiudere la mia ass. cult. e aprirne una nuova con un nuovo nome, la prima e la seconda si occupano sopratutto di edizioni musicali, quindi devo passare il repertorio amministrato dalla siae alla nuova associazione prima di chiudere quella vecchia. In sostanza devo vendere con uno scambio di corrispondenza il repertorio musicale (edizioni musicali) attraverso una fattura e dimostrare successivamente alla siae i vari passaggi di vendita prima di procedere con il trasferimento di repertorio. Posso vendere il repertorio a 10 euro usando soltanto il codice fiscale, questo è possibile oppure devo fare una classica fattura con iva?

    • Salve Francesco, la tua richiesta apre diversi punti di discussione a partire dall’operazione di chiusura e apertura che non raccomanderemmo mai a nessuno.
      Entrando nel merito della domanda, in fase di chiusura è possibile optare per due diverse soluzioni: la prima prevede la vendita in liquidazione, come da scenario da te proposto, che come ultimo atto economico può essere concluso con una semplice ricevuta fuori da applicazione IVA (in quanto operazione una tantum). La seconda opzione, invece, come prescritto dalle normative comporta la devoluzione del patrimonio ad altre associazioni con finalità simili: nessun movimento di denaro e rispetto delle regole.

      Non dimenticare che l’eventuale residuo di cassa dell’associazione chiusa non può essere suddiviso ma devoluto!

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